venerdì 16 febbraio 2018

TERRAMARE. Dove la magia non muore

Torna in libreria la meravigliosa saga fantasy di Ursula K. Le Guin 

Online sul sito di Oscar Mondadori un mio pensiero sulla saga completa, da poco uscita per la collana Oscar Draghi, e la sua indimenticabile autrice.
Qui sotto un piccolo estratto.


Era da un po’ che progettavamo di dare alle stampe la saga completa di Terramare in un'edizione che potesse darle il risalto che merita. La scomparsa dell'autrice a pochi giorni dalla pubblicazione ha sorpreso tutti noi e non può che rendere la sua opera più preziosa ancora.

Tantissimi, nei giorni scorsi, gli elogi da parte di chi, con Ursula K. Le Guin, ha scoperto il Fantastico. Magari viaggiando proprio sulle ali di Sparviero: il giovane pastore del mondo incantato di Terramare, diventato mago tra i suoi arcipelaghi e le sue acque sconfinate per poi viaggiare sempre più lontano, fin dentro se stesso.

Perché Terramare è una saga che fa riflettere, oltre che sognare. Classico intramontabile del genere fantasy, possiede «uno stile fiabesco che ti fa respirare magia ad ogni parola». A scriverlo sul Web, un lettore. Terramare punta dritto al cuore di tutti, e lo fa attraverso le sue «molteplici chiavi di lettura», «una profondità a livello psicologico notevole» o semplicemente perché «fa volare la mente proprio lì dove la storia viene narrata».


Continua su: Terramare: dove la magia non muore | Oscar Mondadori

( © Alfonso Zarbo: consulente Oscar Mondadori, editor, social manager)
http://alfonsozarbowriter.blogspot.it/

sabato 20 gennaio 2018

Sotto Eterno Assedio - aggiornamento 20/01/18

Un piccolo assaggio della storia su cui sto lavorando. Sono ancora in piena fase di sceneggiatura (sommerso da cumuli di post-it colorati, oh yeah) ma lo “scrittore” che è in me freme troppo per non dare un tocco di stile qua e là ai brandelli di appunti... :)
 


Ossidiana. Gigantesche stalagmiti si perdono nella neve, e poi in mezzo alle titaniche condutture d'acciaio che serpeggiano a perdita d'occhio tra le dorsali del pianeta. È una sfida all'ultimo sangue tra il tecnologico e l'inumano.
Sono già stato qui. 
Un pensiero aggressivo come una scheggia. Una certezza. Tutto là fuori sa di eretico. Polveri sospese trasformano il vento in una Caccia mortale di fantasmi ululanti.
Ma forse non è poi così importante, ricordare.
Si trova nella vecchia cabina di pilotaggio di un'astronave perduta.
Su un pianeta inospitale, nella terra del nulla.
Senza alcuna speranza.

[TIRELIA]



La ragazza nell'acqua gelida sembra morta.
Galleggia al centro di una grande vasca. Sopra di lei e tutt'intorno, ombre: drappi neri corrono da una parte all'altra della stanza, oscillando di continuo nel calore divorante della brezza estiva. 
Tutto il contrario delle pareti: chiare, solide, altissime. Metri e metri di mattoni bianchi e gialli fino a toccare il Sole.
La ragazza sbatte le palpebre. Torna alla realtà giusto il tempo di un respiro e sprofonda ancora di più nel nulla, braccia larghe, palmi rivolti all'insù. Occhi spalancati.
Sola...
Ma non abbastanza.

[NAAKTARA] 

Da Sotto Eterno Assedio, work in progress!

( © Alfonso Zarbo: consulente Oscar Mondadori, editor, social manager)
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venerdì 22 dicembre 2017

Scrivere una buona storia [d'azione] – Alan D. ALTIERI

«È sostanzialmente questa la genesi dei conflitti nei miei libri: pochi uomini, e donne, dotati di etica contro un enorme sistema malefico. Non possono sperare di abbatterlo, ma in un certo senso la loro sopravvivenza stessa è la vittoria.»

Quattro massime dal «Maestro italiano dell'Apocalisse» Sergio Alan D. Altieri, dove scrittura e sceneggiatura si fondono:

Narrare è come un virus, o se vogliamo una «possessione», di natura positiva, è chiaro. Al tempo stesso è anche un procedimento mentale di calcolo e di premeditazione. La «macchina dell’intreccio» DEVE funzionare.

L’obiettivo di una storia d’azione è afferrare il lettore e dargli il desiderio di «vedere come va a finire». In questo senso, la regola primaria viene da Alfred Hitchcock, l’uomo che probabilmente è stato il più grande maestro del suspense di tutti i tempi. Questa regola è «fare SEMPRE accadere qualcosa».

Cerco di rendere i miei protagonisti quanto più controversi e tormentati possibile. Tutti loro si portano dietro una qualche nemesi interna, oppure la pietra sul cuore generata da un qualche evento traumatico nel loro passato.

Il grande regista David Cronenberg m’insegnò che «la voce fuori campo è solo un trucco per tentare di spiegare qualcosa che non si riesce a spiegare con le immagini». A tutti gli effetti, lo sceneggiatore DEVE riuscire a trasmettere ciò che passa per la testa dei suoi personaggi solo attraverso i gesti e i dialoghi.


Il materiale che ho scelto è stato estrapolato da Intervista al Cacciatore di Apocalissi - Carmilla on line e Intervista a Alan D. Altieri | Contorni di Noir, a cui vi rimando per le interviste complete.


ALAN D. ALTIERI è vissuto molti anni a Los Angeles, lavorando per il cinema come sceneggiatore. Nel 1997 ha collaborato a La Uno bianca e ha vinto il Premio Scerbanenco con il thriller bellico Kondor. Ma sono tantissimi i libri del «Maestro italiano dell'Apocalisse»: tra i più memorabili non possono mancare anche Città oscura, Città di ombre, Ultima luce, i tre romanzi della saga storica Magdeburg e quelli dedicati allo «Sniper» Russell Brendan Kane. Ha tradotto il meglio di H.P Lovecraft e George R.R. Martin. Per Mondadori, è stato direttore editoriale delle collane I Gialli, Urania e Segretissimo.

( © Alfonso Zarbo: consulente Oscar Mondadori, editor, social manager)

lunedì 20 novembre 2017

Scrittura. 5 spunti indispensabili sull'ambientazione da Story - Robert McKee

«Una storia sincera alloggia in un solo luogo e in un solo tempo

Ma un'ambientazione non comprende solo l'aspetto fisico e temporale: le forze della società a livello politico, economico, ideologico, biologico e psicologico danno forma agli eventi quanto l'epoca, la geografia e le consuetudini.

È vero che noi lettori diamo allo sceneggiatore la possibilità di allontanarsi dalla realtà, ma poi ci aspettiamo una storia rigorosamente probabile, dove nulla accade per coincidenza. Il primo passo è creare un mondo piccolo e conoscibile.

Più piccolo è il mondo, più completa sarà la conoscenza dello sceneggiatore e, di conseguenza, più numerose saranno anche le sue scelte creative. Risultato: una storia originale e una vittoria nella guerra contro i cliché!

La scelta del genere
fornisce un aiuto validissimo, perché delimita quello che è possibile in una storia e quello che non lo è. Può sembrare una camicia di forza imposta all'immaginazione, ma il talento è come un muscolo: si atrofizza se non c'è qualcosa che lo obblighi a sforzarsi. Il bravo sceneggiatore sa che, nello sforzo di rispettare le convenzioni in modo originale, può trovare l'ispirazione per una scena che trascinerà la sua storia sopra la media.



ROBERT MCKEE ha passato gli ultimi trent'anni della sua vita a insegnare l'arte della narrazione a decine di migliaia di allievi che hanno scritto film, fiction, serie tv e romanzi. E hanno vinto ben 60 Oscar, 200 Emmy, più centinaia di nomination. E quando ti commuovi o ti diverti al cinema, stai sicuro che sotto sotto c'è lo zampino di Robert McKee e del suo Story.


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domenica 29 ottobre 2017

Il Trono di spade come non lo avete mai visto

Soffiano ancora lontano i “venti dell'inverno”, ma Martin non ci lascia soli. In libreria dal 24 ottobre, troverete infatti una speciale edizione illustrata del Trono di spade.


Parliamo di un libro in grande formato e con più di settanta illustrazioni, in bianco e nero e a colori. Tantissimi i disegnatori coinvolti. Un progetto fortemente voluto proprio da George R.R. Martin, che per celebrare il ventennale della saga non si è limitato a prestare il suo nome al progetto ma ha voluto partecipare offrendo tantissimi spunti per mostrare ai lettori quella che è la sua visione personale di A song of ice and fire

Ne è saltato fuori un grimorio di architetture opulente e di paesaggi curati nel minimo dettaglio (basta guardare il colossale trono di spade qui in anteprima), che probabilmente nemmeno la serie TV è riuscita a rendere tanto reali, o perlomeno così vicini all'immaginazione dell'autore.

Il Trono di Spade - Edizione illustrata - George R.R. Martin | Oscar Mondadori

Scrivono su MondoFox: «Anche le architetture hanno raggiunto la loro versione definitiva. Martin ha infatti lavorato a lungo con Ted Nasmith per dare forma a quelle descritte nell'opera. Il risultato sono piccoli capolavori di arte architettonica». E ancora: «Ci si è rivolti allora a Marc Simonetti, delle cui opere Martin è innamorato, considerandolo come l'unico in grado di catturare la vera essenza del libro».

Art by Marc Simonetti
E la lista degli artisti coinvolti da Martin nel progetto è parecchio nutrita: John Picacio, Gary Gianni, Didier Graffet, Victor Moreno, Michael Komarck, Arantza Sestayo, Magali Villeneuve, Ted Nasmith, Levi Pinfold, Marc Simonetti e tanti altri.

Insomma, si potrebbe dire che c'è veramente tutto il Trono di spade che non abbiamo ancora visto, qui dentro. Siamo di fronte all'edizione definitiva di un’opera che ha sempre molto di nuovo da proporre e da svelare, e che di certo non può mancare sugli scaffali dei collezionisti. D'ora in avanti non ci sarà più solo la serie TV, a mostrarci le meraviglie e l'orrore di Westeros.

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lunedì 16 ottobre 2017

Nella testa dei grandi editori. La punteggiatura nel discorso diretto

Alcune indicazioni sull'utilizzo della punteggiatura nel discorso diretto.

Dal film Ghostwriter.
«Dunque.» Alla fine parlò, e mise un che di definitivo nella parola. «Dunque. Dovevi farti notare da lui, vero? Dovevi attirare l'attenzione. Ebbene. Ha deciso cosa fare di te.» (L'apprendista assassino, Robin Hobb, Fanucci, 2008)

Partiamo dalle basi: virgolette basse (caporali) e virgolette alte.
La maggior parte delle case editrici opta per le caporali. Una dritta: se non le trovi sulla tastiera, la soluzione più rapida è premere alt insieme ai numeri 0171 per ottenere « e alt insieme a 0187 per » (e ne approfitto per segnalarti anche alt 200 per scrivere la È).

Le alternative alle caporali, comunque, esistono. Nel romanzo sci-fi Tutti a Zanzibar di John Brunner (2008), Urania ricorre al trattino lungo: 
– Spicciatevi! – gridò l'ufficiale di rotta. – Muovetevi, per l'amor del cielo!
La differenza rispetto alle virgolette sta tutta nel fatto che non occorre chiudere il parlato con il trattino. Semplice, no? Un po’ meno (finché non ci fai l’abitudine, almeno) lo è saper piazzare virgole e punti: ogni editore ha il proprio modo di uniformare

Quasi sempre, il punto che conclude il periodo viene inserito prima delle virgolette: 
«Sai che cos'è quello?» sussurrò. «È l’ultravioletto.» (H.P. Lovecraft, Necronomicon, Oscar Draghi)
Così faccio anch'io in Watson edizioni e per i romanzi che edito: 
«Se siamo fatti del sogno di Dio, il nostro doveva essere un incubo.» (Jack Sensolini, Il ballo degli infami, 2017)

Il punto va alla fine delle virgolette solo se il parlato è preceduto dai due due punti, come in questa frase de Il Battello del Delirio (George R.R. Martin, Oscar Fantastica, 2017):
L’uomo al tavolo spinse via la zuppa, indicò la sedia di fronte a sé e disse: «Ti stavo aspettando. Prego, accomodati».
Fanucci, invece, il punto fuori dalle virgolette lo omette sempre. (L’evidente disprezzo del ragazzo per Burrich mi sorprese a tal punto che sbottai: «Fitz. Mi chiama fitz.»)

E per le virgole? Ecco come le affrontano i grandi editori: Longanesi aggiunge la virgola dopo le caporali per tutti i discorsi diretti, come ne Il trono senza re di Bernard Cornwell («Già, ci vorrebbe proprio un po’ di birra», brontolai.)


Rizzoli evita le virgole se spezza il parlato con un inciso («Non c’è più niente da fare» disse «e dobbiamo sbrigarci.») ma fa un’eccezione quando la frase tra virgolette prima e dopo viene considerata come due discorsi diretti autonomi. 
«Senti, Enrico,» disse Giacomo, inforcando la bicicletta «ho bisogno di parlarti.»
In Tutti a Zanzibar, invece, Urania inserisce la virgola al termine dell’inciso (– In primo luogo – disse con tono di noia l'ufficiale di rotta, – le persone che recapito qui preferisco non pensarle come persone.) Io preferisco questa scelta. 

Per finire, puntini di sospensione, punti interrogativi ed esclamativi, gerarchia nella punteggiatura. 

Secondo i più, i puntini di sospensione (che sono sempre tre!) non vanno spaziati dalla parola che li precede, mentre uno spazio deve separarli dalla parola che segue. Quest’ultima regola, almeno per Piemme, non vale nel caso in cui la frase si apra con i puntini di sospensione: «...forse, non so... non ricordo» balbettò.

Quando sono presenti punti interrogativi ed esclamativi seguiti dalle virgolette, conviene semplicemente adattarsi alle uniformazioni delle case editrici. Eccone alcune: 
Il detective chiese: «A che ora ha sentito lo sparo?». (Piemme)
Lui domandò: «Come stai?». Poi sbottò: «Ci mancherebbe altro!». (Rizzoli)
Lui disse: «Me ne vado!» (Sperling)
Ed eccoci finalmente alla gerarchia nell'utilizzo della punteggiatura.

L’uso che ne fa Piemme mi sembra il più logico e corretto. Nei dialoghi si usano le virgolette basse o caporali (« ») all'inizio e alla fine delle battute. Se all'interno di queste ne sono richieste altre, si usano le virgolette alte (“ ”) e per un’ulteriore citazione interna si usano le apicali singole (‘ ’). Nel caso, invece, di frasi pensate e non pronunciate si usano le virgolette alte oppure il corsivo.

( © Alfonso Zarbo: consulente Oscar Mondadori, editor, social manager) http://alfonsozarbowriter.blogspot.it/

martedì 10 ottobre 2017

Il Battello del Delirio. Torna in libreria “il vampiro secondo Martin”

Stazza imponente, diciotto caldaie, intarsi sui ponti e grandi ruote a pale che divorano il fiume come mai si era visto prima. Il Fevre Dream non è un semplice battello. È il più veloce di tutti. Ma cosa si cela dietro all'incredibile dono del pallido gentiluomo inglese Joshua York a un capitano in rovina? Il viaggio comincia, nel caldo opprimente di un luglio torrido del 1857, sulle acque torbide e insondabili del fiume Mississipi...

Romantico, poetico e terrificante: così il celebre autore di fantascienza Roger Zelazny ha definito Il Battello del DelirioIl romanzo di George R.R. Martin, pubblicato in Italia prima da Fanucci, poi da Gargoyle Books e ormai introvabile, aveva già riscosso negli anni passati un enorme successo di critica dalle maggiori testate sul fantastico e sul genere horror:

“Qualcuno ha definito Il Battello del Delirio un incrocio fra Bram Stoker e Mark Twain, ovvero una storia steamboat in salsa vampirica, tuttavia il debito verso questi due autori è rimborsato con gli interessi.” (Fantasy Magazine)  

“Il grande maestro di fantasy e fantascienza, celebre per le sue Cronache del ghiaccio e del fuoco, rielabora, inventa e sorprende, tratteggiando al contempo un nitido ritratto della “vita di fiume” durante il XIX secolo.” (Horror.it)  

“Per farne un film ci vorrebbero la dimensione epica di John Ford, la grandiosità primeva di John Milius e il talento visionario di un Francis Ford Coppola agli steroidi.” (Alan D. Altieri)

“Una grande prova narrativa che mescola generi e stili, visionaria e terrificante quanto basta per soddisfare diversi palati: ancora una volta, grazie George.” (Sognando Leggendo)

Ora Il Battello del Delirio torna in libreria per la collana Oscar Fantastica di Mondadori. Le caldaie sono accese, la spedizione più sinistra di sempre può avere inizio. Quale occasione migliore per riassaporare “il vampiro secondo Martin”?

La trama sul nuovo sito Oscar Mondadori
Ne parliamo anche sulla pagina Oscar Mondadori Vault


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