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venerdì 22 dicembre 2017

Scrivere una buona storia [d'azione] – Alan D. ALTIERI

«È sostanzialmente questa la genesi dei conflitti nei miei libri: pochi uomini, e donne, dotati di etica contro un enorme sistema malefico. Non possono sperare di abbatterlo, ma in un certo senso la loro sopravvivenza stessa è la vittoria.»

Quattro massime dal «Maestro italiano dell'Apocalisse» Sergio Alan D. Altieri, dove scrittura e sceneggiatura si fondono:

Narrare è come un virus, o se vogliamo una «possessione», di natura positiva, è chiaro. Al tempo stesso è anche un procedimento mentale di calcolo e di premeditazione. La «macchina dell’intreccio» DEVE funzionare.

L’obiettivo di una storia d’azione è afferrare il lettore e dargli il desiderio di «vedere come va a finire». In questo senso, la regola primaria viene da Alfred Hitchcock, l’uomo che probabilmente è stato il più grande maestro del suspense di tutti i tempi. Questa regola è «fare SEMPRE accadere qualcosa».

Cerco di rendere i miei protagonisti quanto più controversi e tormentati possibile. Tutti loro si portano dietro una qualche nemesi interna, oppure la pietra sul cuore generata da un qualche evento traumatico nel loro passato.

Il grande regista David Cronenberg m’insegnò che «la voce fuori campo è solo un trucco per tentare di spiegare qualcosa che non si riesce a spiegare con le immagini». A tutti gli effetti, lo sceneggiatore DEVE riuscire a trasmettere ciò che passa per la testa dei suoi personaggi solo attraverso i gesti e i dialoghi.


Il materiale che ho scelto è stato estrapolato da Intervista al Cacciatore di Apocalissi - Carmilla on line e Intervista a Alan D. Altieri | Contorni di Noir, a cui vi rimando per le interviste complete.


ALAN D. ALTIERI è vissuto molti anni a Los Angeles, lavorando per il cinema come sceneggiatore. Nel 1997 ha collaborato a La Uno bianca e ha vinto il Premio Scerbanenco con il thriller bellico Kondor. Ma sono tantissimi i libri del «Maestro italiano dell'Apocalisse»: tra i più memorabili non possono mancare anche Città oscura, Città di ombre, Ultima luce, i tre romanzi della saga storica Magdeburg e quelli dedicati allo «Sniper» Russell Brendan Kane. Ha tradotto il meglio di H.P Lovecraft e George R.R. Martin. Per Mondadori, è stato direttore editoriale delle collane I Gialli, Urania e Segretissimo.

( © Alfonso Zarbo: consulente Oscar Mondadori, editor, social manager)

lunedì 20 novembre 2017

Scrittura. 5 spunti indispensabili sull'ambientazione da Story - Robert McKee

«Una storia sincera alloggia in un solo luogo e in un solo tempo

Ma un'ambientazione non comprende solo l'aspetto fisico e temporale: le forze della società a livello politico, economico, ideologico, biologico e psicologico danno forma agli eventi quanto l'epoca, la geografia e le consuetudini.

È vero che noi lettori diamo allo sceneggiatore la possibilità di allontanarsi dalla realtà, ma poi ci aspettiamo una storia rigorosamente probabile, dove nulla accade per coincidenza. Il primo passo è creare un mondo piccolo e conoscibile.

Più piccolo è il mondo, più completa sarà la conoscenza dello sceneggiatore e, di conseguenza, più numerose saranno anche le sue scelte creative. Risultato: una storia originale e una vittoria nella guerra contro i cliché!

La scelta del genere
fornisce un aiuto validissimo, perché delimita quello che è possibile in una storia e quello che non lo è. Può sembrare una camicia di forza imposta all'immaginazione, ma il talento è come un muscolo: si atrofizza se non c'è qualcosa che lo obblighi a sforzarsi. Il bravo sceneggiatore sa che, nello sforzo di rispettare le convenzioni in modo originale, può trovare l'ispirazione per una scena che trascinerà la sua storia sopra la media.



ROBERT MCKEE ha passato gli ultimi trent'anni della sua vita a insegnare l'arte della narrazione a decine di migliaia di allievi che hanno scritto film, fiction, serie tv e romanzi. E hanno vinto ben 60 Oscar, 200 Emmy, più centinaia di nomination. E quando ti commuovi o ti diverti al cinema, stai sicuro che sotto sotto c'è lo zampino di Robert McKee e del suo Story.


( © Alfonso Zarbo: consulente Oscar Mondadori, editor, social manager) http://alfonsozarbowriter.blogspot.it/

lunedì 16 ottobre 2017

Nella testa dei grandi editori. La punteggiatura nel discorso diretto

Alcune indicazioni utili su punti e virgole nel discorso diretto.

Dal film Ghostwriter.
«Dunque.» Alla fine parlò, e mise un che di definitivo nella parola. «Dunque. Dovevi farti notare da lui, vero? Dovevi attirare l'attenzione. Ebbene. Ha deciso cosa fare di te.» (L'apprendista assassino, Robin Hobb, Fanucci)

VIRGOLETTE BASSE (CAPORALI) O VIRGOLETTE ALTE (APICI)? 

Se ti stai chiedendo che punteggiatura usare per il discorso diretto, la maggior parte delle case editrici opta per le virgolette basse. Le puoi inserire premendo alt insieme ai numeri 0171 per ottenere « e alt insieme a 0187 per » (ne approfitto per segnalarti anche alt 200 per scrivere la È).

Le alternative alle caporali, comunque, esistono. Nel romanzo sci-fi Tutti a Zanzibar di John Brunner, Urania ricorre al trattino lungo: 
– Spicciatevi! – gridò l'ufficiale di rotta. – Muovetevi, per l'amor del cielo!
La differenza sta nel fatto che non occorre chiudere il parlato con il trattino. Semplice, no? Un po’ meno (finché non ci fai l’abitudine) lo è sapere dove mettere i punti e le virgole: ogni editore ha il proprio modo di uniformare.

COME RAGIONANO I GRANDI EDITORI?

Di solito, il punto che conclude il periodo viene inserito prima delle virgolette di chiusura: 
«Sai che cos'è quello?» sussurrò. «È l’ultravioletto.» (NecronomiconH.P. Lovecraft, Oscar Draghi)
Io faccio lo stesso per i romanzi che correggo: 
«Sfiderò l'inferno e la morte pur di salvarti. Starai bene, Griselda. Lo giuro sulla mia anima.» (Francesco Battaglia, ClericusAmazon)
Art by Antonello Venditti

Il punto va alla fine delle virgolette solo se il parlato è preceduto dai due due punti, come in questa frase de Il Battello del Delirio (George Martin, Oscar Fantastica):
L’uomo al tavolo spinse via la zuppa, indicò la sedia di fronte a sé e disse: «Ti stavo aspettando. Prego, accomodati».
Fanucci, invece, il punto fuori dalle virgolette lo omette sempre. 

L’evidente disprezzo del ragazzo per Burrich mi sorprese a tal punto che sbottai: «Fitz. Mi chiama Fitz.»

E PER LE VIRGOLE?

Ecco alcuni esempi pratici:

Longanesi aggiunge la virgola dopo le caporali per tutti i discorsi diretti, come ne Il trono senza re di Bernard Cornwell.

«Già, ci vorrebbe proprio un po’ di birra», brontolai.


Rizzoli evita le virgole se spezza il parlato con un inciso.

«Non c’è più niente da fare» disse «e dobbiamo sbrigarci.»

ma fa un’eccezione quando la frase tra virgolette prima e dopo viene considerata come due discorsi diretti autonomi. 

«Senti, Enrico,» disse Giacomo, inforcando la bicicletta «ho bisogno di parlarti.»

In Tutti a Zanzibar, Urania inserisce la virgola al termine dell’inciso. 

– In primo luogo – disse con tono di noia l'ufficiale di rotta, – le persone che recapito qui preferisco non pensarle come persone. 

PUNTINI DI SOSPENSIONE

I puntini di sospensione son sempre tre e, per quasi tutti gli editori, non vanno spaziati dalla parola che li precede, mentre uno spazio deve separarli dalla parola che segue. Quando il parlato di apre con i puntini, Piemme non stacca la parole che segue.

«...forse, non so... non ricordo» balbettò.

PUNTI INTERROGATIVI ED ESCLAMATIVI

Quando i punti interrogativi o i punti esclamativi sono seguiti dalle virgolette, dove va messo il punto? Ti mostro la scelta di alcune case editrici.  
Il detective chiese: «A che ora ha sentito lo sparo?». (Piemme)
Lui domandò: «Come stai?». Poi sbottò: «Ci mancherebbe altro!». (Rizzoli)
Lui disse: «Me ne vado!» (Sperling)
GERARCHIA NELLA PUNTEGGIATURA

Quali virgolette bisogna scegliere quando occorre inserirle all'interno di un discorso diretto? La scelta optata da Piemme mi sembra la più corretta. Nei dialoghi si usano le virgolette basse (« ») all'inizio e alla fine delle battute. Se all'interno di queste ne sono richieste altre, si usano le virgolette alte (“ ”) e per un’ulteriore citazione interna si usano le apicali singole (‘ ’). Nel caso, invece, di frasi pensate e non pronunciate meglio ricorrere alle virgolette alte o al corsivo.

( © Alfonso Zarbo | agenzia letteraria Controvento)
http://alfonsozarbowriter.blogspot.it/ 

martedì 18 luglio 2017

All'abisso non si scampa - aggiornamento 07/17

Tempo di aggiornamenti, amici. Un po' di novità per voi dal mondo editoriale.

Prima di tutto vi annuncio che sono al lavoro su una nuova storia!
 

Il titolo provvisorio è Sotto Eterno Assedio. Un mix tra dark fantasy e sci-fi ambientato nell'Antico Egitto e...  be', «un po'» intorno.
  
Attraverso remoti golfi di tenebra nello Spazio profondo, i primi grandi dinasti egizi approdano sulla Terra e ne fanno avamposto per invadere Galassia Ra. 
Il principe Tirelia D'laan, però, è stanco di combattere e si rifugia su un pianeta ai margini del Sistema. Vuole ritardare l'Apocalisse che secondo una profezia si scatenerà sotto la Città-che-è-già-cadavere. Abbandona il mondo civilizzato e, per quindici anni, con un veleno annebbia e dimentica i propri demoni... quanto basta. Eccetto suo padre, nessuno è a conoscenza della verità. Ora però il Faraone sta morendo. Il Concilio della Tempesta non si fida di nessuno e pretende che l'erede faccia ritorno. 
A capo della missione di recupero, Naaktara: Bambina-guerriera. Un nome che le è rimasto addosso come il sangue di tutti quelli che ha ucciso. Per onorare i Dinasti. Per uguagliare suo padre. Perché le tradizioni lo esigono. Le sue lame bramano la testa di Tirelia. Non sa che, senza di lui, l'Apocalisse è certa.

È il secondo lavoro su cui applico tecniche ed elementi chiave della sceneggiatura (anzi, a breve non mi dispiacerebbe postare sulla mia pagina Facebook qualcosa di più specifico, step per step).  

Per l’altro scritto di quest’anno - sei mesi di lavoro: 40.000 caratteri per una storia di redenzione tra fantasy, folclore e fiaba dark - ho scelto il titolo «E fine della storia» e dovrebbe arrivare a dicembre su un'antologia targata Watson edizioni al fianco di 19 validissimi autori.  

Okay, solo un’ultima cosa, tremendamente importante, da dire. Un mese fa è scomparso Alan D. Altieri, mio principale punto di riferimento per quasi tutto quello in cui mi impegno, che faccio, che scrivo.
Molto di quello che ho scritto su questo stesso aggiornamento richiama a lui e ai Fantastici ragazzi che gestiscono la sua pagina Facebook.

Ecco. In memento di Sergio, Segretissimo Mondadori lancia il premio Alan D. Altieri per la spy-story. In più un suo racconto comparirà su «Gli uomini della Legione», ad agosto in edicola:

Franco Forte - NASCE IL PREMIO ALAN D. ALTIERI PER LA SPY STORY...

Mi fermo qui (ma solo perché non voglio tediarvi con nuovi lavori, progetti editoriali alle porte... degli inferi, e perché ho quattro bei testi da editare entro il 2018). 
La stanchezza si fa sentire, lo ammetto, ma all'abisso non si scampa.

Un Grande abbraccio,
Al



martedì 14 gennaio 2014

Consigli di scrittura: la parola a Ray Bradbury, Neil Gaiman, Stephen King, Joe Lansdale and others

A volte pure i Grandi esitano. Mettono in discussione quello che scrivono, cercano una rotta tra fiumi fitti di regole e parole.

Un dubbio, un confronto: chi ci ha preceduto può essersela vista peggio di noi, dandoci quanto meno il sollievo di non essere gli unici paranoici di fronte alla tastiera.

Il più degli autori suggerisce di leggere tanto e scrivere con regolarità. Sono consigli basilari, fondamentali e spero anche risaputi. Chissà che tra i sottostanti, invece, non scopriate qualcosa di nuovo! 

RAY BRADBURY

Iniziate scrivendo testi brevi. L'ansia è comune in coloro che si avviano nel mondo della scrittura. Bradbury consiglia di essere pazienti e di non iniziare un romanzo: è preferibile partire scrivendo racconti brevi e imparare l’arte. Se ci si imbarca sulla scrittura di un romanzo è difficile sapere come sarà il risultato finale. Invece, se si scrive testi brevi, si può vedere il risultato alla fine della settimana e l’autostima ne trarrà beneficio.



Scrivi la prima cosa che ti viene in mente. Se la mente è completamente vuota è perché si sta facendo qualcosa di sbagliato e non ci si sta divertendo. Allora è consigliabile tornare alla linea di pensiero in cui eravate prima di perdere l'ispirazione. 

NEIL GAIMAN

Ricordati: quando qualcuno ti dice che qualcosa non va o a suo parere non funziona, ha quasi sempre ragione. Quando ti dice esattamente cos'è che non va secondo lui e come dovresti aggiustarlo, ha quasi sempre torto. 



La regola principale della scrittura è che, se hai abbastanza sicurezza e fiducia, puoi fare tutto quello che ti pare (questa potrebbe essere una regola sia per la vita che per la scrittura. Ma per la scrittura funziona davvero).

STEPHEN KING

Arriva al punto. Non perdere tempo, non annoiare il tuo lettore con introduzioni infinite e aneddoti sulla tua vita. Cerca di ridurre le parole inutili. Cerca di arrivare al punto prima che il lettore perda la pazienza. 



Sii credibile. I personaggi di Stephen King sono credibili perché hanno lati buoni e cattivi. Perché hanno difetti, passioni, paure, debolezze. Questo meccanismo crea un forte legame con il lettore che si affeziona ai protagonisti dei suoi romanzi.

JOE LANSDALE

Dimenticati l’ispirazione. Sei tu la tua musa. Se scrivi la musa si rinforza e arriva ogni giorno.



Non permettere ad alcuna regola di governarti. Eccetto quella del leggere e dello scrivere.

ELMORE LEONARD

Mai iniziare un libro parlando del tempo. Se è solo per creare atmosfera, e non una reazione del personaggio alle condizioni climatiche, non andrai molto lontano. Il lettore è pronto a saltare le pagine per cercare le persone.


Cerca di omettere le parti che i lettori tendono a saltare. Pensa a cosa salteresti leggendo un racconto: fitti paragrafi che trovi abbiano troppe parole. 

HARUKI MURAKAMI

Date musicalità al testo. Lo stile di un romanzo dovrebbe avere un’ottima qualità musicale. Anche senza leggere ad alta voce, il lettore dovrebbe riconoscere la sua sonorità profonda. 



GEORGE ORWELL

Non usate una parola lunga quando è possibile usarne una corta.



Se è possibile tagliare una parola, tagliatela sempre.

CHUCK PALAHNIUK

Non aver paura di sperimentare nuove forme narrative e temporali. La mia personale teoria è che i lettori di oggi disdegnano molti libri non perché questi lettori siano più stupidi di quelli del passato, ma perché sono più intelligenti. Il cinema ci ha resi molto sofisticati riguardo alla narrazione. Il tuo pubblico è più difficile da scioccare di quanto tu possa immaginare. 



Quando sei bloccato, torna indietro e leggi le prime scene, cerca personaggi dimenticati o dettagli da riutilizzare come assi nella manica.

Non forzare né affrettare la fine di una storia o di un libro. Tutto ciò che devi conoscere è la scena successiva, o poche scene successive. Non devi conoscere ogni momento fino al finale. Se così fosse, scrivere sarà noioso da morire.

KURT VONNEGUT

Ogni personaggio che si rispetti deve volere qualcosa, fosse anche solo un bicchiere d’acqua.

Ogni frase deve fare una di queste due cose: rivelare un personaggio o portare avanti l’azione.